Palermo: il racconto di uno scempio edilizio

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A causa dei bombardamenti alleati nel secondo conflitto mondiale, Palermo fu inserita nell’elenco delle città d’Italia che avevano necessità di produrre un piano di ricostruzione: fu l’inizio della costruzione di alcuni nuovi quartieri, ma ebbe inizio e si incrementò anche la speculazione edilizia. Gli anni ’50 sono gli anni che vedono la città di Palermo diventare un enorme cantiere con la realizzazione di interi assi stradali che attraversavano il centro storico. A metà degli anni ’50 si rese necessario dotare la città di un nuovo piano regolatore che tra ritardi e rinvii venne approvato nel 1962: gli anni trascorsi in rinvii e ritardi servirono però a stravolgere completamente l’impianto urbanistico della città: si approvarono indici di fabbricabilità e zone edificabili del tutto assurdi, favorendo così la speculazione di imprese edili. Sono gli anni del “sacco di Palermo”. Gli anni in cui le imprese edili furono le padrone assolute della città, abbattendo bellissime ville in stile Liberty ( al posto della bellissima Villa del Basile oggi c’è un enorme parcheggio), aggredendo il paesaggio urbano e architettonico; e come se non bastasse, perché le imprese, rappresentanti non certo della parte sana della città, continuassero in guadagni spropositati, si approvò il piano delle case popolari: il risultato fu la costruzione di quartieri lasciati a se stessi, senza servizi, senza alcuna possibilità di integrazione sociale e civile con il resto della città; un esempio su tutti il quartiere ZEN. Il centro storico della bellissima città siciliana era non da tutelare, ma un ingombro: si aspettavano i crolli degli antichi edifici per poter abbattere ed avere a disposizione altri spazi edificabili.

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Malgrado ciò quello era considerato da molti un periodo d’oro: le imprese lavoravano molto e quindi lavoravano falegnami, pavimentisti, elettricisti, idraulici, rivendite di materiali: insomma a tutti faceva comodo. Questa situazione è perdurata fino alla fine degli anni ’80. Con l’inizio degli anni ’90, fortunatamente cominciò una presa di coscienza dello scempio perpetrato nei confronti della città sistematicamente e si cominciò a lavorare per valorizzare e conservare lo splendido centro storico. Molti i progetti di restauro e recupero presentati e operanti a tutela del patrimonio architettonico della città. Oggi Palermo, dopo un nuovo Piano regolatore si dirige nella direzione di conservazione e restauro del proprio centro urbano: si costruisce meno, ma si ristruttura di più, con attenzione al paesaggio e all’architettura. Non c’è, per fortuna, l’attività edile degli anni ’60 e ’70, ma le molte ristrutturazioni portano comunque lavoro agli artigiani e al commercio del settore e anche il terziario come le agenzie di servizi riescono a fare la loro parte: pulizia, traslochi, svuotamenti sono comunque un settore secondario per l’edilizia ma importanti per l’economia della città che si sta riscattando da quel “sacco” che ha costituito una vera vergogna nazionale.

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